Terapie

- Terapia di coppia 

- Psicoterapia Psicoanalitica

- Analisi Transazionale 

- Terapia focale dei disturbi della sessualità 

- EMDR 

  (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

Terapia di coppia - Terapie dello Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Carlo Tetti e Paola De Andrea, Torino

Terapia di coppia

(a cura di Carlo Tetti e Paola De Andrea)

Le problematiche di coppia sono più che mai attuali: i valori tradizionali e le certezze sui quali si è sostenuta la coppia, più o meno fino agli anni ‘70 del secolo scorso, sono andati in crisi e, inoltre, la complessità strutturale del vivere odierno ci chiede di individuare nuovi e più adeguati codici di comportamento.

Nelle coppie oggi i partner sono tendenzialmente impegnati a rivestire differenti ruoli con conflitti di interesse su più livelli: in primo luogo come partner alla ricerca della soddisfazione amorosa e poi, spesso, come genitori di figli super impegnati e, ancora, di figli che fruiscono a tempo indeterminato dell’aiuto dei genitori o, per un tempo altrettanto lungo, si trovano alle prese con problemi di assistenza e cura di famigliari anziani. E poi ancora come uomini e donne che si districano nelle loro vite lavorative, sempre più difficili, sfidanti e con affacci talora drammatici sui precipizi delle crisi economiche...

Il tempo manca per tutto e di fronte alla domanda “ingenua” del terapeuta:

Quanto tempo dedicate alla cura del vostro rapporto, al netto di tutti gli altri impegni?”affiorano espressioni imbarazzate, abbozzanti...

Ci si stupisce poi se la coppia – oggi non più socialmente e culturalmente sostenuta come un tempo – piantina fragile e delicata, non curata e nutrita, avvizzisce e muore.

Aumenta la conflittualità nella coppia, come ci segnala il numero crescente di separazioni e divorzi (secondo i dati Istat più attuali quasi una coppia su tre si separa) o il succedersi di episodi di violenza che colorano di nero le pagine della cronaca. Di per sè eventi puntuali, troppo spesso malamente amplificati dai media, ma che, se messi uno di seguito all’altro, formano una scia tragica di reazioni drammatiche dinnanzi a tradimenti, separazioni, amori che finiscono.

E ancora cresce il numero delle coppie miste, costituite da un nativo e da un migrante: un intreccio di culture, religioni, usi e costumi che comporta una impegnativa gestione delle differenze.

A cosa serve la terapia di coppia?

Il primo contributo, secondo noi, è quello di porre delle domande e stimolare le persone a interrogarsi anziché lasciarsi agire dagli impulsi, nella convinzione che ne “Le cose dell’amore” - come le chiama Umberto Galimberti - sia possibile cercare un senso, e che, attraverso la ricerca di questo senso, si possa crescere ed evolvere come persone che danno vita a relazioni amorose.

Lo scopo di un trattamento di coppia può essere così riassunto:

  • diventare consapevoli delle proprie modalità di entrare in rapporto con l’Altro;

  • migliorare la comprensione verso il partner, imparando ad ascoltare e riconoscere le ragioni che guidano i suoi comportamenti;

  • conoscere la dinamica della coppia, il modo peculiare in cui ci si incastra in circoli viziosi di incomprensione e disagio e individuare le opzioni virtuose che portano al benessere.

La sfida nella relazione di coppia oggi pare in molti casi essere come conciliare la propria espressione, realizzazione e libertà con il bisogno dell’altro, il desiderio di intimità, la stabilità, l’appartenenza, la progettualità.

Il rischio è, secondo noi, quello di una eccessiva centratura su di sé per cui si perdono nel legame, ad esempio, le dimensioni della gratuità e del dono.

Non sempre e non necessariamente la coppia deve rimanere unita.

La terapia di coppia può servire a maturare la difficile decisione di separarsi ed essere un sostegno nella fase critica e spesso molto conflittuale della separazione, aiutando anche a tutelare l’interesse dei minori.

La coppia è, in ogni caso, una grande palestra per la crescita individuale.

Certo in palestra si fa anche fatica...

Da diversi anni facciamo le terapie di coppia, quando indicato, in co-conduzione.

Questo ci ha permesso di integrare, a partire da un comune orientamento psicodinamico, la teoria e la metodologia dell’ Analisi Transazionale con gli sviluppi attuali della Psicoanalisi Relazionale, utilizzando anche spunti e tecniche dello Psicodramma Psicoanalitico.

Il setting a quattro, nella nostra esperienza, dà un maggiore equilibrio, attraverso la simmetricità, e arricchisce i punti di vista.

Le sedute durano un’ora e mezza, mediamente una volta alla settimana, con entrambi i partner presenti.

Bibliografia

Alberoni F., Ti amo,Milano, Rizzoli, 1996

Berne E., (1970), Fare l’amore, Milano , Bompiani, 1971

Galimberti U., Le cose dell’amore, Milano, Feltrinelli, 2004

Lopez D., Corbella S., Libertà e amore, Torino, Boringhieri,1986

Lopez D., Zorzi L., Narcisismo e amore, Vicenza, Angelo Colla, 2005

Minolli M., Coin R., Amarsi, amando, Roma, Borla, 2007

Piccinino G., Amore limpido, Trento, Erickson, 2010

Willi J., (1975), La collusione di coppia, Milano, Franco Angeli, 1996 

Psicoterapia Psicoanalitica - Terapie dello Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Carlo Tetti e Paola De Andrea, Torino

Psicoterapia Psicoanalitica

(a cura di Carlo Tetti)

La Psicoterapia Psicoanalitica è un tipo di terapia dei disturbi psichici e relazionali fondata sul rapporto paziente – terapeuta e sul dialogo tra di loro.

Si basa su una teoria generale della personalità che considera centrale l’ inconscio e il suo rapporto con la parte cosciente, le relazioni primarie vissute nell’infanzia e la formazione di quegli schemi di base nelle relazioni e nel modo di guardare il mondo, che tendono a ripetersi nel corso della vita, determinando il fenomeno del transfert.

Anche nella relazione con l’analista potranno riaffiorare le stesse dinamiche e il compito della terapia è quello di evidenziarle ed elaborarle, cioè comprenderle nella loro origine remota potendo poi scegliere modalità più adatte, aggiornate ed efficaci.

E’appunto l’elaborazione del transfert e della relazione che definiscono una terapia come psicoanalitica, insieme alle libere associazioni, l’attenzione ai sogni, ai lapsus, ai segnali dell’inconscio.

In questo senso si può affermare che non esistono differenze strutturali tra la psicoanalisi e la psicoterapia psicoanalitica, anche se in un senso più pratico si considera psicoanalisi una terapia che utilizza tendenzialmente il lettino e una frequenza più elevata di almeno tre incontri alla settimana.

Nella terapia psicoanalitica invece il rapporto è faccia a faccia, e la frequenza settimanale, con sedute di 50 minuti.

L’obbiettivo della terapia è una modificazione strutturale della personalità attraverso l’esplorazione delle istanze inconsce e una progressiva maturazione emotiva e cognitiva resa possibile dall’aumentata conoscenza di sé.

Il metodo del lavoro terapeutico è quello di elaborare e sciogliere le resistenze alla conoscenza più profonda di sé e dei propri meccanismi e funzionamenti interni e relazionali, quindi aumentare significativamente la quota di consapevolezza del proprio inconscio.

Dove c’era l’Es, ci sarà l’Io”,scriveva ottimisticamente Freud.

In parallelo si creano le condizioni ottimali per un funzionamento creativo e non stereotipato dell’Io, capace di modificare la sua realtà interna ed esterna ed accettare contemporaneamente quella che non è modificabile.

Per ottenere questi risultati la psicoterapia richiede un impegno auto-riflessivo ed elaborativo della persona, stimolato e guidato in primis dal rapporto con l’analista, ma confermato personalmente nella propria vita quotidiana sia intima che relazionale.

E’ importante sottolineare che la comprensione dei propri modelli di funzionamento mentale e relazionale non risolve di per sè i problemi, la conoscenza di essi non li rende automaticamente modificati e superati. Su questa base invece si prosegue un lavoro di affiancamento e costruzione di nuovi modi più adatti al posto dei vecchi, disfunzionali, che richiede una sorta di allenamento e consolidamento, creazione di nuove abitudini più consapevoli, e col tempo nuovi automatismi decisi e voluti dal paziente stesso.

Il mio percorso

Negli anni il mio modo di fare terapia si è modificato, influenzato dalle mie esperienze formative, dal rapporto coi pazienti, dall’evoluzione e i cambiamenti della riflessione psicoanalitica ma anche della società in cui viviamo.

Certamente resta la base della visione di Sigmund Freud, ricca di aperture verso ulteriori sviluppi,

come quella che si definisce Psicologia dell’Io, (H. Hartmann e D. Rapaport) molto utile nella pratica clinica con pazienti non gravi.

Gli anni iniziali della mia formazione sono stati centrati sulla Psicoanalisi delle Relazioni Oggettuali (M. Klein e la scuola inglese), che rappresenta uno sviluppo fondamentale della psicoanalisi pulsionale di Freud. In questo ambito ho approfondito la terapia sia individuale che di gruppo attraverso il metodo dello Psicodramma Psicoanalitico.

Successivamente, soprattutto grazie all’incontro con la Psicologia Analitica di Carl Gustav Jung e alla mia analisi junghiana, ho integrato una prospettiva maggiormente relazionale e attenta all’incontro specifico con quella determinata persona, unica e irripetibile.

In questo mio percorso si sono poi inserite le evoluzioni relazionali della psicoanalisi più recente,

cioè la Psicologia del Sé (H. Kohout), la Psicoanalisi interpersonale (H. S. Sullivan e S. A. Mitchell) e la Psicoanalisi intersoggettiva (R. Storolow, G.E. Atwood, D. Stern).

In questi ultimi anni tra gli psicoanalisti che più mi hanno influenzato voglio anche citare Davide Lopez, fondatore e animatore del gruppo e della Rivista degli “argonauti”,che mette al centro della sua visione la ”persona” intesa come lo sviluppo completo del soggetto, capace di sintesi tra dimensione universale e individuale, in grado di equilibrare inconscio, preconscio e conscio, e di integrare un sano narcisismo con la possibilità di una relazione autentica.

Indicazioni

Con la Psicoterapia Psicoanalitica si affronta un’ampia gamma di problematiche, dal disagio esistenziale ai disturbi psicopatologici più o meno gravi.

I campi di applicazione tradizionalmente più citati sono le nevrosi, le fobie, l’ ansia, le ossessioni, le compulsioni e i disturbi dell’umore (depressioni gravi e lievi), sindromi caratterizzate dall’invadenza del sintomo.

Oggi è sempre più in aumento la sofferenza psichica derivante dai disturbi di personalità, che investono l’identità tutta dell’individuo (sindrome narcisistica, disturbo borderline, etc) per trattare i quali è indicato un lavoro strutturale.

Sempre più diffuse, poi, sono le problematiche legate ai conflitti familiari e relazionali.

Quello che si richiede in una psicoterapia psicoanalitica è la disponibilità ad un lavoro non sempre facile di introspezione, passando dalla tendenza comune a “dare la colpa” al mondo esterno o a se stessi, per andare alla ricerca delle cause del proprio disagio, e insieme modificare ciò che non ci va più bene, accettando ciò che non possiamo cambiare. In questo senso la psicoterapia non è nè rivoluzionaria nè conservatrice, ma segue la strada del realismo creativo.

Mi piace citare un pensiero di Epitteto, filosofo stoico del I secolo, che sintetizza uno degli scopi della psicoterapia:

Accusare gli altri delle nostre disgrazie è una prova dell’umana ignoranza,

accusare se stessi significa cominciare a capire,

non accusare né gli altri né se stessi è vera sapienza”

Bibliografia

Ammaniti M., (a cura di), La nascita del Sé, Bari, Laterza, 1996

Eagle M.N., (1984), La psicoanalisi contemporanea, Roma-Bari, Laterza, 1997

Freud S., (1915-1917), Introduzione alla psicoanalisi in Opere, Torino, Boringhieri, 1976, vol.VIII

Fromm-Reichmann F., (1959) Psicoanalisi e psicoterapia, Milano, Feltrinelli, 1964

Greenberg J.R., Mitchell S.A., (1983), Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Bologna, Il Mulino, 1986

Jung C.G., (1928-1959), Pratica della psicoterapia in Opere,Torino, Boringhieri, 1981, vol. XVI

Kernberg O., 1972), Mondo interno e realtà esterna, Torino ,Boringhieri, 1980

Klein M., Heimann P., Money-Kyrler R., (a cura di), (1955), Nuove vie della psicoanalisi,Milano, Il Saggiatore, 1966

Kohut H., (1971), Narcisismo e analisi del Sé, Torino, Boringhieri, 1976

Lopez D., Zorzi Meneguzzo L., Dal carattere alla persona, in SEMI A.A., (a cura di), Trattato di psicoanalisi,Milano, Raffaello Cortina, 1989, vol. 2

Lopez D., La psicoanalisi della persona, Torino, Boringhieri, 1983

Orange Donna M., Atwood G.E., Stolorow R.D., (1997), Intersoggettività e lavoro clinico, Milano, Raffaello Cortina, 1999 

Analisi Transazionale - Terapie dello Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Carlo Tetti e Paola De Andrea, Torino

Analisi Transazionale

(a cura di Paola De Andrea)

L’Analisi Transazionale (AT) è una teoria della personalità ed una forma di psicoterapia.

Come teoria della personalità ci fornisce una descrizione ed una spiegazione su come siamo strutturati e come funzioniamo da un punto di vista psicologico.

E’ una teoria che si occupa sia delle dinamiche intrapsichiche che di quelle relazionali. Detto in altro modo, sia del nostro mondo interno, cioè della nostra storia personale e famigliare, dei nostri bisogni, motivazioni, paure, conflitti, desideri più o meno consapevoli o inconsci, sia del mondo esterno, cioè di cosa succede nelle relazioni tra noi e gli altri.

Si chiama Analisi Transazionale perché pone un’attenzione particolare alle transazioni, cioè a quanto accade nel rapporto tra le persone. Le transazioni sono le unità di base del rapporto sociale.

Come sistema di psicoterapia l'Analisi Transazionale è un metodo di cura dei problemi psicologici che può essere utilizzato con gli adulti, i bambini, le coppie e i gruppi.

Cenni di storia

L’AT è stata fondata alla fine degli anni ’50 in America da Eric Berne, medico psichiatra, con una formazione psicoanalitica, nato in Canada nel 1910, trasferitosi poi negli Usa e morto prematuramente nel 1970.

Il contributo originale dell’opera di Berne consiste nell’avere tracciato un'evoluzione in senso relazionale della psicoanalisi freudiana, stimolato dagli sviluppi della cibernetica e delle teorie sulla comunicazione, e trovando radici feconde nel pragmatismo americano da un lato e nella fenomenologia dall’altro.

L’AT si inserisce nel filone della psicologia umanistica-esistenziale e propone una visione evolutiva in cui “ la sofferenza psichica viene vista come un blocco di crescita del potenziale psicofisico dell’essere umano” (Novellino, 2003).

Berne, tuttavia, morì prima di aver potuto elaborare compiutamente molte delle questioni teoriche più importanti, che rimasero dunque aperte a contributi e sviluppi successivi. Negli anni ’70 l'impianto teorico originario si arricchì soprattutto con assunti e tecniche prese a prestito da altre scuole, prima fra tutte la psicoterapia gestaltica  di Fritz Perls, allontanandosi dalle radici psicodinamiche e assumendo una direzionecognitivo-comportamentale.

Si assistette in alcuni casi, complice anche la diffusione di una manualistica semplificata, alla banalizzazione della teoria, parallelamente al suo ampio sviluppo e successo in campi extraterapeutici, quali la formazione in ambito commerciale.

In seguito si sono avuti importanti sviluppi neopsicoanalitici e un arricchimento dell’impianto teorico originario, grazie anche al contributo di psichiatri psicoterapeuti italiani, Carlo Moiso e Michele Novellino, che hanno approfondito l’applicabilità dell’AT a disturbi borderline e narcisisti.

L'Analisi Transazionale sta vivendo negli ultimi anni un ulteriore sviluppo, ad opera soprattutto di studiosi anglosassoni, aprendosi al confronto con le più recenti acquisizioni operate dalle neuroscienze, in particolare per quanto riguarda le basi neurofisiologiche degli Stati dell'Io, l'accesso alle memorie implicite e la formazione delle memorie episodiche.

L’A.T. si è progressivamente diffusa a livello mondiale, strutturandosi in organizzazioni nazionali e internazionali. L’ ITAA (International Transactional Analysis Association) assicura rigorosi standard formativi e tutela il titolo di Analista Transazionale, la cui formazione è riconosciuta solo se svolta con formatori certificati dall’ITAA o dalle associazioni continentali affiliate, in Europa l’ EATA (European Association Transactional Analysis).

Le basi dell’Analisi Transazionale

Gli assunti filosofici di base dell'AT sono:

  • Ogni individuo è ok : le persone sono accomunate da un principio di uguaglianza e ognuna ha un valore suo proprio, indipendentemente dalla razza e dal contesto socio-culturale di appartenenza;

  • ogni persona ha la capacità di pensare e di autodeterminarsi : ognuno può decidere che cosa fare della propria vita, ha la capacità di crescere e di evolvere, qualunque esperienza abbia avuto, anche negativa;

  • le decisioni prese possono essere modificate : ciascuna persona prende delle decisioni, ne è responsabile e può modificarle quando non sono più funzionali.

I quattro pilastri su cui si fonda l’Analisi Transazionale sono: gli stati dell’io, le transazioni, i giochi e il copione.

- Analisi strutturale: è la teoria della personalità basata sul concetto di Stati dell’Io, definiti da Berne come un sistema organizzato di pensieri, sensazioni, sentimenti e relativi modelli di comportamento. I tre principali insiemi di Stati dell’Io sono: lo Stato dell’Io Genitore, lo Stato dell’Io Adulto e lo Stato dell’Io Bambino.

Essa permette di riconoscere e rappresentare le componenti storiche e biologiche della personalità e si occupa del loro contenuto; si completa con l’ analisi funzionale, che descrive come una persona usa i suoi Stati dell’Io per rapportarsi a se stesso, agli altri e alle situazioni.

L’Analista Transazionale guida il Paziente al riconoscimento e alla consapevolezza degli Stati dell’Io che la persona attiva affinché egli possa utilizzarli in modo positivo, arricchendo così le proprie opzioni e migliorando la qualità della propria vita e delle proprie relazioni.

- Analisi transazionale in senso stretto, cioè l’analisi delle transazioni, definite come l’unità del rapporto sociale. Ogni volta che una persona è in relazione con un’altra ci sarà uno scambio di stimoli e risposte tra i rispettivi Stati dell’Io, a livello sociale, manifesto, e a livello psicologico implicito, inconsapevole o inconscio. L’analisi delle transazioni costituisce il ponte tra il livello intrapsichico e il livello interpersonale nella psicoterapia La persona, divenendo maggiormente consapevole degli Stati dell’Io che attiva quando comunica con gli altri, raggiunge una maggiore efficacia nella comunicazione e un conseguente benessere relazionale.

- Analisi dei giochi: l’Essere umano cerca generalmente il proprio benessere psicologico, in alcuni casi, però, mette in atto dei comportamenti ripetitivi, disfunzionali, inconsapevoli che lo portano a confermare un’idea negativa di sè , degli altri o della vita. In AT queste dinamiche, con un fondamento intrapsichico e una manifestazione relazionale, si chiamano giochi psicologici. Riconoscere le sensazioni negative che si ripetono, i ruoli che tendiamo più facilmente a ricoprire nel rapportarci con gli altri, i motivi che guidano le nostre azioni ed i vantaggi che così ci procuriamo, è la strada per ampliare la nostra consapevolezza e recuperare nuove opzioni di benessere.

- Analisi del copione: Berne in “Ciao e Poi” (1972) definisce il copione come “un piano di vita basato su una decisione presa nell’infanzia, rinforzata dai genitori, giustificata dagli eventi successivi e culminante in una scelta decisiva”. E’ dunque un orientamento che un individuo imprime alla sua vita sin da piccolo, in base alle sue caratteristiche, all’interpretazione che dà agli eventi esterni ed interni, ai messaggi ricevuti dai genitori, e che viene sostenuto da esperienze successive. Un percorso terapeutico può aiutare le persone a riconoscere gli aspetti limitanti e disfunzionali del loro copione. Questo avviene anche attraverso la consapevolezza delle decisioni prese sin dalle prime fasi della vita mediante le quali, il bambino, per proteggersi, può avere inibito le proprie potenzialità o aspetti di sè per adattarsi all’ambiente da cui dipendeva la sua sopravvivenza fisica o psichica, ma che ora non sono più utili e attuali. Nell’ambiente protetto della terapia la persona può individuare opzioni diverseper vivere una vita più soddisfacente nel presente.

La teoria dell’Analisi Transazionale è basata su un modello decisionale. Ciascuno di noi impara sin dalla nascita, e poi nel corso della sua vita, comportamenti specifici e modalità utili per sopravvivere nell’ambiente socio-culturale e affettivo di riferimento, costruendo un proprio piano di vita. Benché le decisioni prese nell’infanzia siano fortemente influenzate dai genitori e dall’ambiente, siamo noi stessi a prenderle nel modo peculiare di ciascuno. Questo ci dà l’opportunità, in qualsiasi momento, di riorientare il nostro piano di vita quando questo si riveli per noi disfunzionale.

Il valore e le risorse riconosciute a ciascun soggetto sono alla base dell’ approccio contrattuale. La relazione terapeutica è vista come un accordo tra Terapeuta e Paziente, i quali hanno una responsabilità congiunta nel lavorare per raggiungere gli obiettivi di terapia definiti in modo chiaro e specifico. “Il paziente viene quindi responsabilizzato dall’inizio a porsi come controparte attiva di un professionista il cui compito non è quello di risolvere i problemi del paziente, bensì quello di aiutare a comprendere come finora si è bloccato dal risolverli da solo.” (Novellino, 1998).

Bibliografia

Berne E. (1961), AT e Psicoterapia, Roma, Astrolabio, 1971

Berne E. (1964), A che gioco giochiamo, Milano, Bompiani, 1967

Berne E. (1966), Principi di terapia di gruppo, Roma, Astrolabio, 1986

Berne E. (1972), Ciao…e poi?, Milano, Bompiani,1978

Giovannoli Vercellino C., Il gruppo psicoterapeutico, Torino, Trauben, 2008

Moiso C., Novellino M., Stati dell’Io,Roma, Astrolabio, 1982

Novellino M., La sindrome dell’uomo mascherato, Milano, Franco Angeli, 2003

Novellino M., L’approccio clinico dell’Analisi Transazionale, Milano, Franco Angeli, 1998

Novellino M., Psicoanalisi Transazionale,Milano, Franco Angeli , 2004

Stewart I. (1992), Eric Berne, Torino, Centro Scientifico Editore, 2003

Stewart I., V. Joines V. (1987), L’Analisi Transazionale, Milano, Garzanti, 1990 

Terapia focale dei disturbi della sessualità - Terapie dello Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Carlo Tetti e Paola De Andrea, Torino

Terapia focale dei disturbi della sessualità

(a cura di Carlo Tetti)

La terapia sessuale è tipicamente una terapia breve focale. Focale perché delimita il campo del suo intervento ai disturbi della sessualità. Breve perché la durata del trattamento di solito va dai 3 ai 6 mesi.

Da un punto di vista teorico faccio riferimento all’approccio di Helen S. Kaplan, elaborato dalla Scuola Superiore di Sessuologia Clinica di C. Abraham e W. Pasini, presso la quale mi sono formato con un percorso biennale terminato nel 1989, conseguendo il titolo di Consulente in Sessuologia. Queste competenze specifiche si innestano su quelle più ampie di psicoterapeuta di orientamento psicoanalitico.

Quando è indicata

I pazienti spesso arrivano con una ben precisa richiesta legata ad un sintomo disfunzionale e l’obiettivo contrattuale è la soluzione di questo disagio.

Le patologie della sessualità più comuni tra gli uomini sono l’eiaculazione precoce, la disfunzione erettile, l’eiaculazione ritardata o assente, e la mancanza di desiderio.

Tra le donne le più frequenti sono la mancanza di desiderio o l’assenza dell’orgasmo (un tempo chiamate frigidità) e la dispareunia (cioè il dolore nella penetrazione, un tempo chiamato vaginismo).

Come patologia della coppia si possono citare le “ coppie bianche” che cioè non hanno mai avuto rapporti sessuali completi.

Un’alta percentuale dei disturbi della sessualità sia maschile che femminile hanno una causa psicogena, ma è, in ogni caso, buona regola accertare sotto la guida di medici specialisti (ginecologo, urologo, andrologo) l’eventuale componente organica del disturbo.

Il metodo

La terapia sessuale è un intervento che mira a ristabilire il buon funzionamento soggettivo e relazionale della sessualità.

L’approccio più completo ed efficace è rivolto alla coppia stabile che partecipa insieme alle sedute, ma l’efficacia del metodo viene conservata anche lavorando direttamente con uno solo dei partner. Il metodo si rivela ugualmente valido anche se non esiste un partner fisso e persino se il partner non collabora.

Mediamente una terapia sessuale nella quale collaborino entrambi i partner può risolvere i sintomi e portare ad una sessualità soddisfacente e completa per entrambi (il che è lo scopo della terapia sessuale) in un arco di tempo che va dai 3 ai 6 mesi con incontri settimanali/quindicinali della durata di 1 ora.

La terapia sessuale può inoltre fare emergere ulteriori richieste di approfondimento terapeutico quando il problema sessuale ha una radice più profonda e fissata nella storia dell’individuo o delle dinamiche relazionali.

Caratteristica distintiva della terapia sessuale è quella di prescrivere comportamenti sessuali specifici, esperienze sensuali, sessuali ed erotiche da svolgere in coppia o individualmente, sia nell’intimità che in occasioni sociali.

A questo aspetto caratteristico e distintivo si aggiunge comunque come fondamentale ed irrinunciabile l’esplorazione delle dinamiche sia intrapsichiche che relazionali per quanto riguarda il rapporto con la propria identità di genere, la relazione con l’altro sesso e la sessualità in generale.

Le prescrizioni comportamentali date ai pazienti non sono mai né troppo difficili, né unicamente meccaniche; si tratta in sostanza di promuovere un ri-apprendimento (o in molti casi un primo apprendimento) di una conoscenza del sé corporeo e del sé sessuato. Per esempio l’identità sessuale può non essere del tutto integrata in una buona percezione di sé, oppure si è cristallizzata in una fase evolutiva precedente, o anche le problematiche sessuali possono esprimere inconsciamente dinamiche disfunzionali di coppia o individuali.

Un esempio

Un esempio abbastanza frequente è quello di una donna che non riesce più a vivere un rapporto completo sperimentando dolore vaginale così forte (dispareunia) da rifiutare il rapporto in toto. Prima andava tutto bene ora non più. Probabilmente la donna sta esprimendo al suo partner un rifiuto inconscio di lui come uomo o come persona.

O all’opposto l’uomo comincia a lamentare eiaculazione precoce, spesso alternata ad erezioni non complete o insoddisfacenti. Può forse sentire la partner particolarmente critica o esigente, sia nella sessualità che in altri ambiti relazionali, ma non esserne del tutto conscio, dando invece la colpa dei problemi allo stress, al fumo, alla scarsità di tempo…

Nei casi tipici citati sarà fondamentale dare alla coppia esercizi di intimità e di riscoperta, di conoscenza di sé e del partner, che da un lato sblocchino il conflitto e rimettano in moto il dialogo e la discussione gestita, ma che dall’altro arrivino in una certa misura a separare e ad autonomizzare la sfera della sessualità da quella della coppia in generale.

Le risposte emotive e pratiche della coppia agli esercizi sessuali prescritti diventano elementi di lavoro psicologico e servono ad evidenziare i punti forti e quelli invece da elaborare, occasione di interventi terapeutici.

Molto spesso mi è capitato di constatare che quello che era un mondo tabù, conflittuale e peccaminoso, del quale non si poteva parlare, si trasforma in un aspetto giocoso e affettivamente ricco del rapporto di coppia, senza più paura di dialogare, di sperimentare, di lasciarsi andare, e dove la sessualità diventa un’occasione privilegiata per giungere a quell’unione e a quell’intimità che tutti gli esseri umani, pur a volte temendola, desiderano ardentemente.

Bibliografia

Baldaro Verde J., Illusioni d’amore. Le motivazioni inconsce nella scelta del partner, Milano, Raffaello Cortina, 1984

Cociglio G., Il manuale del consulente sessuale, Milano, Franco Angeli, 2002

Friday N., (1991), Donne sopra – Le nuove fantasie sessuali femminili, Milano, Mondadori, 1992

Hertof P., (1976), Sessuologia clinica, Ferro, Milano, 1982

Joannides P. & Goofy Foot Press, (2004), Generazione Sex, Milano, Il Saggiatore, 2005

Kaplan H.S., (1975 ), Manuale illustrato di terapia sessuale, Milano, Feltrinelli 1976

Kaplan H.S., (1990), Nuove terapie sessuali, Milano, Feltrinelli, 1995

Kinsey A.C. et al., (1948), Il comportamento sessuale dell’uomo, Milano, Bompiani,

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Kinsey A.C. et al., (1953 ), Il comportamento sessuale della donna, Milano, Bompiani, 1955

Masters W. e Johnson V., (1966 ), L’atto sessuale nell’uomo e nella donna, Feltrinelli, Milano, 1978

Money J. e Tucker P .,(1975), Essere uomo, essere donna, Milano, Feltrinelli, 1980 

E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing) - Terapie dello Studio di Psicologia Clinica e Psicoterapia Carlo Tetti e Paola De Andrea, Torino

E.M.D.R. (Eye Movement Desensitization and Reprocessing)

Desensibilizzazione e Rielaborazione attraverso i Movimenti Oculari

(a cura di Carlo Tetti)

Il metodo è stato codificato e sviluppato dal 1979 dalla dott.ssa Francine Shapiro (Senior Research Fellow presso il Mental Research Institute di Palo Alto, California) e si basa sulla convinzione che la maggior parte delle psicopatologie derivino da precedenti esperienze traumatiche di vita che continuano ad influenzare lo stato attuale della persona.

In Italia l’applicazione dell’EMDR è esclusivo appannaggio degli psicoterapeuti abilitati all’uso del metodo attraverso corsi tenuti da membri dell’Associazione dell’EMDR.

E’ un metodo che si integra bene con differenti approcci psicoterapeutici e non impone la rinuncia o il cambiamento della propria matrice teorica di riferimento.

Obiettivi e campo di applicazione

L’obiettivo della terapia con l’EMDR è di favorire ed accelerare la metabolizzazione del residuo disfunzionale dell’esperienza passata, coinvolgendo in questa elaborazione gli aspetti cognitivo, emotivo e corporeo.

Dopo il trattamento con l’EMDR il paziente ricorda ancora l’evento o l’esperienza traumatica, ma sente che fa parte veramente del passato e il contenuto è totalmente integrato in una prospettiva più attuale.

L’indicazione elettiva del metodo è il trattamento del Disturbo Post-traumatico da Stress (PTSD nel DSM IV) ma non solo.

I casi più frequenti sono quelli in cui un evento più o meno traumatico della vita non viene superato ma rimane una presenza costante nei pensieri, nelle emozioni, nei ricordi ricorrenti, nel sonno disturbato. Ad esempio: un incidente automobilistico che non riesco a dimenticare, uno scippo, un furto in casa, una violenza subita che torna continuamente nei pensieri, condiziona i comportamenti e può determinare un malessere anche fisico.

Il metodo è inoltre in fase di sperimentazione su altri tipi di patologie che includono un nucleo traumatico non elaborato, come i disturbi da attacco di panico, le fobie, il lutto patologico, nonché per il trattamento di quei disturbi d’ansia e da stress che spesso hanno origine da piccoli traumi ripetuti.

Modalità e meccanismo di azione

La procedura clinica è basata sull’attivazione dei movimenti oculari saccadici, cioè oscillanti (o di altre stimolazioni bilaterali) durante il ricordo rivissuto di eventi traumatici che paiono “bloccati e congelati” nel sistema neurovegetativo del paziente, che ne continua a subire gli effetti negativi.

In pratica, e semplificando, si tratta di far rivivere al paziente l’esperienza traumatica sia a livello cognitivo che emotivo e corporeo e, contemporaneamente, dare stimolazioni bilaterali di varia natura, in primis movimenti oculari.

Con questo metodo la via di accesso al trauma non è verbale, ma neurofisiologica; l’elaborazione cognitiva è successiva. E’ come se la funzione fisiologica di elaborazione delle esperienze venisse sbloccata e messa in grado di agire dagli stimoli neurologici indotti dal terapeuta. Tali stimoli paiono simili a quelli dei Movimenti Oculari Rapidi presenti nel sonno R.E.M. (correlato ai sogni e all’elaborazione delle informazioni della giornata) e probabilmente hanno una funzione riequilibratrice tra i due emisferi cerebrali e fra centri corticali e sottocorticali ( in particolare corteccia e amigdala).

Durata del trattamento

Per i traumi da evento singolo in personalità ben strutturate e prive di nuclei problematici profondi, l’EMDR richiede un ciclo di 10 – 15 sedute settimanali da un’ora ciascuna.

Se i traumi sono ripetuti o sono accaduti nell’infanzia, l’applicazione richiede tempi più lunghi, affiancandosi ad una psicoterapia condotta dallo stesso terapeuta.

La mia esperienza

Ho seguito il corso di I livello con Roger Solomon, Ph.D. (allievo diretto della Shapiro, consulente per organizzazioni quali la NASA , la CIA, membro direttivo della task force del governo USA per le emergenze) nel novembre 2002 a Milano.

Dopo due anni di pratica in cui ho utilizzato il metodo nelle patologie “semplici” o a trauma singolo, ho seguito il corso di II livello, sempre con Roger Solomon, nell’ottobre 2004 a Milano, dedicato all’approfondimento del metodo e alla sua applicazione in patologie più complesse.

A mio parere il metodo risulta efficace nelle terapie brevi focalizzate su un disagio circoscritto conseguente (anche non consapevolmente) ad un evento traumatico.

Sto inoltre verificando che con pazienti in psicoterapia psicoanalitica di più ampio respiro risulta utile per superare momenti di stallo stimolando l’emergere di materiale emotivo che si presta poi ad essere elaborato.

Bibliografia

Giannantonio M., (a cura di), Psicotraumatologia e psicologia dell’emergenza, Salerno, Ecomind, 2003

Shapiro F., (1995), EMDR Desensibilizzazione e rielaborazione attraverso i movimenti oculari, Milano, McGraw-Hill, 2000

Shapiro F., Silk Forrest M., (1997), EMDR, Roma, Astrolabio-Ubaldini, 1998 

Per informazioni

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